Dazi Usa, borse in crisi: riunione urgente per Meloni. Tutte le reazioni


La tempesta dazi come previsto si è abbattuta sui mercati e ora si fa sempre più forte la paura di una recessione mondiale. Le tariffe fortemente volute da Trump, hanno mandato in fumo ieri 2.000 miliardi a Wall Street e 422 in Europa. Record dell’oro. Biglietto verde a picco.
Il vicepresidente americano JD Vance però minimizza il crollo dei mercati. “Pensavo che sarebbe andata anche peggio vista la grande transizione”, ha spiegato Vance precisando che in Borsa è stata una “brutta giornata” ma il calo va visto in prospettiva. “Avremo un mercato forte e in espansione perché stiamo investendo di nuovo negli Stati Uniti”, ha aggiunto il vice di Donald Trump.
Trump tira dritto nonostante le critiche internazionali. Il tycoon ha infatti ribadito che la reazione negativa dei mercati finanziari ai dazi “era attesa”. Il mercato finanziario “avrà un boom”. Quindi annuncia che presto arriveranno le tariffe anche su farmaci e chip.
La reazione dell’Europa. Fonti Ue hanno riferito che i primi contro-dazi comunitari scatteranno il 15 aprile, seguiti da altri a maggio. Per Ursula von der Leyen con i dazi americani “le conseguenze saranno terribili per milioni di persone in tutto il mondo.
Siamo pronti a reagire, ma siamo pronti anche a negoziare, non è troppo tardi”, ha detto la presidente della Commissione Ue. Anche per la Bce: “I dazi sono un grosso motivo di preoccupazione”.
Il presidente francese Emmanuel Macron ha proposto lo stop degli investimenti francesi ed europei negli Stati Uniti in attesa di “chiarimenti” con la Casa Bianca. Il presidente americano ha infatti detto che sarebbe disposto “a trattare di fronte a un’offerta fenomenale”. Per Giorgia Meloni “i dazi, sono una scelta sbagliata”. Per il presidente del Consiglio, che ieri ha convocato una task force a Palazzo Chigi, si tratta di una “scelta che non favorisce né l’economia europea né quella americana, ma penso anche che non dobbiamo alimentare l’allarmismo che sto sentendo in queste ore”. Meloni ha quindi sottolineato la necessità di “condividere le proposte italiane con i partner europei”, dicendosi “convinta che la scelta migliore sia quella di non rispondere ai dazi con altri dazi”.
La settimana prossima è atteso un incontro con i rappresentanti delle categorie produttive, “per confrontarci – dice-, anche con le stime che hanno loro e cercare le soluzioni migliori”.
Antonio Tajani: “niente panico”. Secondo il ministro degli Esteri Antonio Tajani, innanzitutto non bisogna lasciarsi prendere dal panico. “Noi non vogliamo intraprendere una guerra commerciale, come ci chiedono molte aziende italiane”. “Agiremo insieme all’Ue, perché poi la competenza esclusiva è dell’Unione Europea un materia commerciale. L’Ue, ha poi aggiunto il vicepremier, darà “una risposta meno dura di quella che è stata la scelta americana, per dare un messaggio contro l’escalation dei dazi e la guerra commerciale”.
Critiche dalle opposizioni.
Da fronti lontano M5s e Azione convergono sulla totale mancanza di preparazione del governo. Per Giuseppe Conte, la “Meloni è arrivata completamente impreparata a questa catastrofe dei dazi, che si sta abbattendo sulle nostre imprese e sui nostri lavoratori come uno tsunami economico”. Lapidario Calenda: “Sarà un disastro! Noi ci dobbiamo preparare in Italia. Vuol dire piano di politica industriale. Vuol dire bollette, che vuol dire investimenti accelerati. Il mondo è cambiato e noi andiamo troppo lenti”.
I dazi di Donald Trump rischiano di costare caro all’Italia: secondo molte analisi, il nostro è tra i Paesi europei più esposti alla stretta commerciale annunciata da Washington, insieme alla Germania prima per esportazioni verso gli States. Secondo l’Osservatorio economico sui mercati esteri del Governo, l’export italiano negli Usa nel 2024, ha superato i 64 miliardi di euro. Le imprese più a rischio, secondo l’Istat, sono 3.300 e sono soprattutto quelle che vendono prodotti farmaceutici, prodotti meccanici, gioielleria, cibo, vino, olio e mobili. Per l’osservatorio ‘Evolution forum business school sulle Pmi’: “un negozio su tre è a rischio chiusura”.