Caso Orlandi, appello del fratello Pietro al Papa: “Gesù insegna verità e giustizia”


Il fratello di Emanuela Orlandi, Pietro, a Radio Cusano Campus attacca il Vaticano e fa un appello polemico a Papa Francesco: “Se il Pontefice ha visto da vicino la morte, mi auguro che la sua coscienza sia stata scossa e quindi faccia ciò che dovrebbe fare. Sarebbe bene si ricordasse che gli insegnamenti di Gesù si basano su verità e giustizia. Se il Papa ha la forza di scrivere l’Angelus, spero trovi la forza di scrivere un altro testo, quello che noi stiamo aspettando. Almeno lo faccia per mia madre che ha qualche anno in più di lui e non può aspettare in eterno”.
Il fratello di Emanuela Orlandi, a quasi 42 anni dalla scomparsa della sorella cittadina vaticana, nell’intervista afferma: “Se ha la forza di scrivere il testo dell’Angelus, spero ancora trovi la forza di scrivere un altro testo, quello che tutti noi stiamo aspettando. Almeno lo faccia per mia madre che ha qualche anno in più di lui e non può aspettare in eterno. Auguro al Pontefice altri dieci o vent’anni di vita, ma mi auguro anche che ci dica la verità su Emanuela”.
Poi sulle inchieste aperte Pietro Orlandi ha dichiarato: “Mi sembra che in Vaticano stiano cercando solo una verità di comodo. Recentemente hanno fatto una prima ammissione, dicendo di aver trovato il famoso dossier su Emanuela, che era dal 2012 in Segreteria di Stato, ma sostengono che il suo contenuto sia ‘secretato’. Spero che la Commissione parlamentare o la Procura di Roma chiedano di visionarlo, visto che hanno sempre dichiarato di voler collaborare tra loro. Quello che sarà trovato al suo interno è un mistero”.
“Dopo tutti questi anni – ha però ammesso – mi fido sempre meno: potrebbe anche non essere l’originale o contenere altre pagine. So per certo che la Procura di Roma sta lavorando, anche se non so su cosa. La Commissione, invece, dovrebbe concentrarsi sulle audizioni in modo più specifico. Stanno ascoltando anche coetanee di Emanuela che la conoscevano poco, così si perde l’occasione di sentire qualcuno di importante. Avrebbero dovuto convocare anche Sabrina Minardi, che nel tempo ha detto cose importanti, prima che morisse. Ci sono tante piste da approfondire come quella di Londra”.
Infine, sulla risonanza mediatica del caso, Orlandi si è fatto un rimprovero: “Molti vedono la vicenda di Emanuela come un esempio di giustizia negata, ma ci sono centinaia di famiglie che vivono la nostra stessa situazione, quella di una ‘vita sospesa’ in attesa di qualcuno che è scomparso. L’unica cosa che mi rimprovero è di aver iniziato ad alzare la voce troppo tardi. All’inizio siamo rimasti in silenzio, sperando che, soprattutto dall’interno del Vaticano, si trovasse una soluzione. Invece, da parte loro c’è sempre stato un atteggiamento di chiusura. Ancora oggi, molti ci remano contro e lo fanno in malafede. Ma noi non ci arrendiamo”.