Processo Pfas, la Provincia (parte civile) chiede agli ex vertici Miteni 4 milioni di euro

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La Provincia di Vicenza svela le sue carte sul tavolo del processo Miteni, chiedendo una somma milionaria a titolo di risarcimento per il territorio contaminato e le spese sostenute per far fronte all’emergenza ambientale. Quattro milioni di euro: a tanto ammonta la richiesta depositata questa mattina dalla Provincia di Vicenza quale parte civile. Quasi due ore di arringa dell’avvocato dell’ente, Paolo Balzani, alla Corte d’Assiste del Tribunale di Vicenza per ricostruire con atti e documenti “il più grande inquinamento d’Europa”.

Nulla ci ripagherà del danno che abbiamo subito”. E’ questo il primo laconico commento del presidente Andrea Nardin, portavoce. “La Provincia di Vicenza – ha esordito Balzani – rappresenta un territorio e una popolazione fortemente colpiti, per un quarto dell’intero vicentino, in uno dei beni più preziosi: l’acqua. L’acqua che ha reso ricco il Vicentino, che ha fatto prosperare agricoltura e industria, per anni è stata contaminata da Miteni, con un’azione costante e continua.”

La Provincia di Vicenza ha agito mettendo in campo esperti e professionisti per impedire il protrarsi dell’inquinamento. Ha ottenuto di bloccare in tempi rapidi l’attività di produzione dell’azienda chimica, ed è poi intervenuta sul sito, facendo estendere la barriera idraulica da 3 a più di 50 pozzi e realizzare le palancole di contenimento, gestendo una situazione complessa sia dal punto di vista ambientale che legale, individuando i responsabili della contaminazione e richiamandoli ai loro doveri. Un’attività sul campo, in ufficio, nelle aule del Tribunale, quantificata in circa 4 milioni di euro (3.930.301,50 per la precisione). La richiesta di risarcimento va a carico degli imputati, accertata la responsabilità penale, in solido con i responsabili civili.

Nulla ci ripagherà del danno che abbiamo subito e delle conseguenze che ancora oggi cittadini e ambiente continuano a pagare – commenta il presidente della Provincia di Vicenza Andrea Nardin -. Gli imprenditori che si sono avvicendati alla guida di Miteni hanno dimostrato di avere consapevolmente anteposto le esigenze di mercato a salute e tutela ambientale, comportamento che nessuna sanzione pecuniaria può risarcire. Hanno contaminato la nostra acqua, quella che per anni abbiamo bevuto, hanno irreversibilmente contaminato il territorio sapendo ciò che stavano facendo, come gli atti processuali hanno dimostrato. La Provincia di Vicenza si è spesa sia per bloccare la contaminazione, sia per individuarne i responsabili. Ringrazio l’Avvocatura della Provincia, il suo dirigente Paolo Balzani, l’ufficio ambiente e tutto il personale che da tanti anni si sta dedicando a questa vicenda. Lo stiamo facendo con il massimo impegno e continueremo a farlo.”

Una foto dal processo in aula di giustizia scattata stamattina a Vicenza

In un totale di circa 4 milioni di euro di richiesta di risarcimento, i danni non patrimoniali ammontano a 3.794.355 euro: un milione di euro sono i danni all’immagine dell’Ente, all’identità funzionale e all’integrità del territorio provinciale, tenendo conto che l’area oggetto di imputazione ricade per la maggior parte nel territorio provinciale vicentino, area contaminata nelle sue componenti ambientali, con negative ripercussioni sull’immagine e sulla reputazione dell’Ente e sulla vocazione turistica del territorio provinciale, ricco di pregevoli risorse naturali. 2.794.355 euro sono i danni da “sviamento di funzione”, cioè i costi costi generali sopportati dall’Amministrazione Pubblica in conseguenza del distoglimento di ingenti risorse umane e materiali dai fini istituzionali per far fronte alla grave situazione cagionata dalla contaminazione.

I danni patrimoniali ammontano a 135.946,55 euro, pari ai costi amministrativi e tecnici per gli accertamenti e conseguenti provvedimenti del caso, effettivamente sostenuti così come provati in corso di causa: spese vive documentate di supporto specialistico tecnico, amministrativo-societario, e di traduzione linguistica degli atti. Rientrano tra queste le indagini geologiche sul sito, la collaborazione di un professionista per l’attività di partecipazione, controllo e verifica dei lavori connessi alla bonifica, la consulenza per l’attività di indagine relativamente all’individuazione dei numerosi responsabili della contaminazione sotto il profilo societario.